Testimonianze

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Quando mi trovo a dedicare il mio tempo ad una persona in condizioni di fine vita, ed alla sua famiglia, provo sempre nuove e diverse sensazioni. Ogni esperienza dona emozioni così profonde dolorose, spesso di disperazione comunque tragiche che sembrano impossibili da superare. Eppure....sempre in ciascuna esperienza affrontata con modalità differenti certamente, attraverso percorsi anche difficili, ne ho ottenuto sempre un solo ed unico risultato:
-La consapevolezza di aver, se pur per poco, alleviato alcuni momenti pesanti e sofferti di chi è malato.
-La gratitudine infinita e del paziente e dei familiari che nel loro dolore, hanno trovato comunque un sorriso per me.

Infermiera

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Dare gratuitamente il mio tempo e la mia attenzione a chi ne ha bisogno è una grande gioia. Il sorriso e la stretta di mano che il paziente mi ritorna sono una grande ricompensa.

Anna (volontaria)

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Si dice che il volontariato va fatto in silenzio per evitare l'ostentazione. Io ne parlo con disinvoltura e orgogliosa soddisfazione. E' una scelta che va condivisa, perché la gioia che viene dal piacere di aver sostenuto chi s'imbatte nella fragilità riscaldi e contagi quanti potrebbero aiutare e non lo fanno: per pigrizia o distrazione o inconsapevolezza.
Aiutare gli altri consolida il nostro senso di appartenenza all'umanità.
Stare al fianco di un malato contrasta la tendenza del nostro tempo di non avere uno sguardo intenso, uno sguardo accogliente per chi vive accanto a noi.

Una volontaria

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Ho sempre parlato tanto.
Le parole hanno sempre avuto per me un grande significato: sia quelle scritte, ho scritto tantissime lettere, sia quelle raccontate e lette sui libri. Credevo e credo ancora che la parola sia un grande strumento di comunicazione.
Ma, stando accanto ai malati, quelli che non parlano perché il dolore li ammutolisce, quelli che non ascoltano perché sono annientati dalla paura, quelli che non capiscono perché sono stranieri oppure troppo semplici e limitati culturalmente per sostenere una conversazione, stando accanto a loro sto imparando il valore del silenzio, dei gesti degli sguardi, dei sorriso, delle carezze, dello "stare accanto" E basta senza bisogno di parole.

Biancamaria (volontaria)

Racconto di Natale

No. Non andrò. All'angelo luminoso che annuncia la lieta novella ho già detto ripetutamente di no. Come posso io, pastorello "ammalato", recarmi alla capanna del Re dei Re ? Non faccio che nascondermi dietro le montagne di carta e le casette di cartone da quando mi hanno sistemato qui, lungo il pendio scosceso del presepe di una chiesa. Io non ho vestiti regali, sono magro, ho perso i capelli, sono infreddolito e non ho ricchi doni da portare al Bambino. Sono più povero di Lui. E sono triste. Nei miei occhi c'è tanta nostalgia di Natali lontani, quando stavo bene. Ora preferisco stare zitto, non ho voglia di unire la mia voce al coro degli angeli, cerco di non attirare l'attenzione, né di espormi alla luce flebile delle lampadine intermittenti..."E' nato il Salvatore". Ma non certo per me. Com'è possibile che quel Bambino indifeso porti la salvezza anche a me ? Io sono senza speranza ! Qui, nel presepe di questa chiesa, nessuno mi guarda . Ma è meglio così. Sono stanco degli sguardi di diffidenza, delle parole di compassione. Anche qui, su questo villaggio di sughero e muschio, nessuno ha simpatia per me. La lavandaia mi gira le spalle, il fabbro ha uno sguardo severo e perfino il pastore che sorveglia le pecore cerca di evitarmi. E il cane abbaia, l'oca del laghetto starnazza, il maiale grunisce... Non c'è posto per me. Nemmeno in un presepe ! Sono sempre e soltanto un "ammalato". Ecco perchè non andrò alla capanna. Chi vorrebbe la mia presenza nella propria casa ? Chi si sentirebbe sicuro scorgendomi ? Chi vorrebbe condividere con me la sua gioia o il suo dolore ? E allora me ne sto qui, dietro un ciuffetto di morbido muschio, al riparo da tutto e da tutti. Al suono delle zampogne mi rilasso e al coro degli angeli mi addormento. Me ne torno col pensiero ai miei ricordi. Il mio viso è ricoperto di lacrime amare e il mio cuore sussulta di paura e di dolore. Mi sento tanto solo. Nella vita come in questo presepe. Sto tremando di freddo e solitudine. Di nostalgia e di indifferenza...Non sopporto la pietà di nessuno, vorrei tanto sfogarmi, dimostrare cosa son capace di fare...incendiare la carta di queste montagne, la paglia di queste stalle...Basta con questi cori d'angeli, basta con le parole zuccherose di queste nenie...Se un Salvatore è nato per voi, per me è finita ...Sto piangendo ma non ho più freddo. Un confortante tepore ricopre il mio corpo. Qualcuno ha posato la sua mano sulla mia spalla e mi sta sorridendo. Mi guarda negli occhi. "Aspettavo anche te – dice – ma non ti ho visto arrivare".

E mi tende la mano...E sistema sul mio povero corpo stanco una coperta di soffici stelle. La commozione mi impedisce di parlare.

"Sono un ammalato..." vorrei gridare...

"Non devi perdere la speranza...io sono qui per te " è la risposta.

Una pace vera trabocca nel mio cuore. Nel presepe la culla è vuota. Ma il Bambino è con me: sorride e mi parla con il cuore. "Non era Natale senza te – mi sussurra teneramente – e son venuto a cercarti ".

Incredibile...

"Ma come faranno tutti gli altri pastori ? Se non ti trovano nella capanna avranno fatto un viaggio inutile..."

"Capiranno, finalmente, d'aver sbagliato strada".

Patrizia

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